"Seda de Caballo o: Como aprendí a dejar de preocuparme y
contemplar la muerte"
Alessio Altieri
"Todo
mi trabajo es un proyecto spiritual... Es sobre todos un trabajo de escucha y
de saber esperar".
"Seda de caballo" é
innanzitutto questo: un viaggio spirituale nel quale bisogna saper ascoltare
(il canto di balena nella sala della Curcuma) e aspettare (il colore, che
arriverà dopo aver attraversato il bianco e nero).
Nel primo nucleo di foto in bianco e nero si scopre il
primo dei due tòpoi artistici che caratterizzano l'opera di Vilariño:
quello animale. Le bestie fotografate su sfondo neutro sono tutte uccelli, gli
esseri capaci di realizzare il più comune dei sogni umani: volare. Eppure nessuno dei
volatili è colto in fase di volo, e anzi sembrano tutti
pietrificati (con il gufo come massimo esempio). "La mirada de la fotografía
petrifica, es la mirada de la Gorgona" ha dichiarato il poeta-fotografo
(nell'esposizione sono presenti anche delle sue poesie) e i suoi soggetti non
sembrano sottrarsi a questa legge, rimanendo anzi come ancorati alla terra,
alla vita, e quindi, alla morte.
"Hay
un pensamiento central en todo mi ópera que es la muerte. Hay múltiplos vidas y múltiples muertes". Ed
è nel secondo "blocco" fotografico che al topos
animale si aggiunge quello più trasversale, sentito, tormentato e ricorrente
dell'artista: la morte. Qui sono particolarmente evidenti le "múltiplos
vidas" e le "múltiples muertes", con differenti forme di vita,
ancora una volta animali, minacciate da diversi pericoli di morte causati
dall'intervento dell'uomo, che non viene rappresentato direttamente, ma
attraverso il frutto delle proprie creazioni: degli attrezzi. In tutte le
immagini la presenza dell'uomo, o meglio la trasposizione di esso, é
mortifera, o potenzialmente mortifera per gli animali. Un martello vicino al
collo di un cigno, delle forbici alla coda di una lucertola e punte di forcone
ad un serpente sono solo alcune della immagini che Vilariño
immortala anche per comunicare il suo difficile rapporto con l'uomo, con le
masse. Difficoltà che l'ha spinto a
stabilirsi tra la natura, in una condizione di parziale isolamento e di
totale ricerca e contemplazione, elemento fondamentale della sua arte. "In muchas partes de mi
obra yo tengo una mirada CONTEMPLATIVA". E
l'ultima sala dell'esposizione é un'esaltazione di questo metodo contemplativo. In essa
sono contrapposti due tipi di paesaggi: marino e montano. In entrambi gli
scenari si avverte una potente melanconia, dettata soprattutto dalla prematura
scomparsa della moglie, evento che ha segnato sostanzialmente Vilariño
e che forse l'ha avvicinato maggiormente a quel quietismo spagnolo a cui lui
stesso ha detto di rifarsi. E il video presente nell'ultima sala sembra il
manifesto di un precetto che Miguel De Molinos, fondatore della dottrina, ha
indicato per raggiungere "l'unione mistica": la sospensione della parola.
Nel video, infatti, Vilariño non parla, lasciandolo fare ai suoi gesti: piantando un
albero o osservando il volo di un uccello.
Ma la tendenza alla ricerca di un Assoluto la si trova
facendo un passa indietro, nel "nucleo del colore". In esso é
presente una delle opere più espressive e potenti di Vilariño,
"Paraíso Fragmentado", nel quale corpi di animali morti
giacciono come sepolti in un cumulo di spezie. Molte delle carcasse sono
avvolte in un filo rosso e un uccello porta al collo un medaglione con evidenti
rimandi al classico rito di sepoltura cristiano. Opere come "Cruz de luiz
partida" poi, hanno richiami ancor più
palesemente cristiani, con l'elemento della croce presente in dimensioni
macroscopiche. Tutto ciò, unito alle nature morte presenti nell'esposizione,
fanno di "Seda de caballo" un incontro diretto e intimo tra lo
spettatore e la morte, o meglio al presagio della morte. L'effetto che se ne
ricava però non è paura, ma contemplazione, contemplazione e quasi
riverenza nei confronti della morte, e quindi, della vita.
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